domenica 24 ottobre 2010

La celiachia si può prevenire?

Articolo molto interessante da Elena Meli nel Corriere della Sera

Secondo uno studio potrebbero essere utili un lungo periodo di allattamento al seno e l'introduzione graduale di piccole quantità di glutine nel primo anno di vita

MILANO - In attesa di una dieta libera da vincoli, la celiachia si può prevenire in chi è a rischio perché figlio o fratello di un celiaco? Forse sì, con un lungo periodo di allattamento al seno e l'introduzione graduale di piccole quantità di glutine nel primo anno di vita: lo sta verificando uno studio multicentrico europeo che in Italia coinvolge anche l'ELFID. «Abbiamo seguito 246 famiglie in cui c'era un membro affetto da celiachia e un nuovo nato - spiega Salvatore Auricchio -. Ai neonati positivi alle varianti genetiche che predispongono alla celiachia abbiamo somministrato, durante il quarto e quinto mese di vita, dosi minime di glutine o un placebo; dal sesto mese il glutine è stato introdotto gradualmente nella normale alimentazione dello svezzamento. Tutti hanno proseguito a lungo l'allattamento al seno. Stiamo iniziando adesso l'analisi dei dati raccolti»… L’articolo continua qui

Vedi anche:

lunedì 27 settembre 2010

Salute: celiachia, sbagliati 1/5 test

Si tratta di falsi positivi,per 2/3 patologia scoperta da adulti

(ANSA) - ROMA, 26 SET - Una diagnosi su 5 di celiachia e' sbagliata e i pazienti accertati sono ancora la punta dell'iceberg. Per Gino Roberto Corazza, direttore della Clinica Medica S.Matteo di Pavia, il 20% dei casi sono falsi positivi, cioe' persone non veramente malate, ma sottoposte a dieta senza glutine. In Italia i casi accertati sono 85mila, 'mentre - spiega il medico - sono 350mila quelli non ancora diagnosticati, e nei 3/4 dei casi la patologia si scopre in eta' adulta.

mercoledì 18 agosto 2010

Alla scoperta dei miei nutrigeni

Andate subito ad iscriverti su questo blog che dovreste seguire, come ho detto in precedenza

L’altro ieri il soggetto fu proprio NutriGENE, l’autore scrive della sua esperienza del test genetico e spiega molto bene il concetto e l’utilità – vai!

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martedì 22 giugno 2010

my GenomiX - L‘arrivo di un nuovo blog Italiano sulla genetica e genomica

É arrivato recentemente un nuovo blog sulla genetica e genomica personale e la vera buona notizia è che è tutto Italiano!

Devi mettere questo sito nel tuo bookmarks: http://mygenomix.wordpress.com e fai anche la subscription via RSS. Alcuni articoli ricenti:

  1. Alla ricerca dell’ereditabilità mancante: dove sono i geni dell’altezza?
  2. Genomica made in China, il BGI cercherà il gene dell’intelligenza
  3. Samuel Eto’o e il DNA del campione
  4. La genetica della caffeina
  5. Nel DNA di Ozzy Osbourne il segreto dell’immortalità

Ma perche questa è buona notizia?

  1. Prima di tutto perche è molto ben fatto ed aggiornato con una frequenza che posso solo invidiare
  2. Perche purtroppo in Italia c’è ancora poco uso del blog e twitter per quanto riguarda la scienza e particolarmente la genetica personale

Dobbiamo fare meglio – è molto facile creare un blog (es. vai da blogspot oppure wordpress) ed il mondo dei blog ci fornisce tanto. Per la genetica personale, adesso che sa rapidamente uscendo dalla ricerca alle applicazioni nella clinica e molto importante che ci sia molto trasparenza – purtroppo in Italia le offerte commerciale per la maggiore parte sono altro che trasparente. La situazione nel mondo ormai Americano è molto diverso. Ci sono tante società che offrono servizi e prodotti della genetica personale, alcuni sono seri ed utile e molti sono più o meno “snake oil” – sicuramente da evitare (ho parlato in passato della trasparenza). Tramite il “blogosphere” il consumatore con qualche click puoi facilmente determinare qual è il buono, il brutto ed il cattivo.

Dovresti fare anche un conto su Twitter e segui le persone giuste per imparare molte cose. Mi devi credere, sono 30 anni che faccio la ricerca, da qualche mese uso Twitter, è stato un esperienza solo positiva ed utilissima. Ho seguito conferenze dal vivo, persone che seguo mi hanno segnalato lavori che non avrei trovato ed ho avuto la possibilità di avere una voce sul dibattito sulle regole della genetica, e tante altre cose.

Italia è pieno di ricercatori bravissimi – dovreste condividere il vostro lavoro con il resto del mondo.

Ecco alcuni blog e Twitter da seguire:

myGenomix:
http://mygenomix.wordpress.com
http://twitter.com/emmecola

Mario Pappagallo - Giornalista medico-scientifico del Corriere della Sera:
http://twitter.com/mariopaps
http://twitter.com/amarantoblook
http://www.google.com/profiles/amarantoblook (e-publishing)http://pappagallo.posterous.com

Il sottoscritto:
http://nutrigenetic.blogspot.com
http://eurogene.blogspot.com
http://twitter.com/eurogene
http://twitter.com/nutrigenetic (che devo usare più spesso…)

Se qualcuno leggendo questo post (sperando che ci sia almeno qualcuno…) ha qualche suggerimento per blog o twitter Italiano mettilo nel comments e farò un elenco - grazie

martedì 18 maggio 2010

Definizione Biologica della Sensibilità Chimica Multipla

La Sensibilità Chimica Multipla (MCS) presenta molte difficoltà per la terapia – questo lavoro pubblicato da un gruppo Italiano dal IDI di Roma apre una finestra sui meccanismi coinvolti. La speranza adesso è che con una combinazione della genetica e la biochimica possiamo avere armi più precisi per la diagnosi ed anche per monitorare l’effetto della terapia.

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Definizione Biologica della Sensibilità Chimica Multipla: dovuta a stato di ossido riduzione e a profilo di citochine e non da polimorfismi degli enzimi delle sostanze xenobiotiche

De Luca C, Scordo MG, Cesareo E, Pastore S, Mariani S, Maiani G, Stancato A, Loreti B, Valacchi G, Lubrano C, Raskovic D, De Padova L, Genovesi G, Korkina LG.
Laboratorio di Ingegneria Tissutale e Patofisiopatologia della Pelle, Istituto Dermatologia,
(IDI IRCCS), Roma, Italia

Pubblicato su Toxicol Appl Pharmacol. 2010 Apr 26

http://eutils.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/eutils/elink.fcgi?dbfrom=pubmed&id=20430047&retmode=ref&cmd=prlinks
PMID: 20430047 [PubMed – come fornito dall’editore]

PREMESSA: la Sensibilità Chimica Multipla (MCS) è una sindrome poco definita dal punto di vista clinico e biologico associata all’ambiente. Sebbene siano state ipotizzate disfunzioni degli enzimi del metabolismo della Fase I e della Fase II della disintossicazione e un disequilibrio dei parametri riduttivi, non erano stati esaminati sistematicamente i parametri metabolici nei pazienti con MCS.

OBIETTIVI DELLO STUDIO: abbiamo ricercato markers genetici, immunologici e metabolici nella MCS.
METODI: Abbiamo eseguito la genotipizzazione dei pazienti con diagnosi di MCS, di sospetta MCS e italiani controlli per le varianti degli alleli delle isoforme del citocromo P450 (CYP2C9, CYP2C19, CYP2D6 e CYP3A5), della UDP-glucuronosil-trasferasi (UGT1A1), e del glutatione superossidismutasi (GSTP1, GSTM1, e GSTT1).
Sono stati analizzati nel sangue gli eritrociti degli acidi grassi della membrana, gli agenti antiossidanti (catalasi, superossidismutasi o SOD), gli enzimi del metabolismo del glutatione (GST, glutatione per ossidasi o Gpx), la chemiluminescenza del sangue intero, la capacità antiossidante totale, i levelli di nitriti/nitrati, glutatione, gli addotti HNE-proteine e un’ampio spettro di citochine.

RISULTATI: Le frequenze degli alleli e dei genotipi del CYP, UGT, GSTM, GSTT e del GSTP erano simili nei pazienti italiani di MCS e nella popolazione di controllo. Le attività degli eritrociti della catalasi e del GST erano più bassi, mentre quella del Gpx era più alta. Sia il glutatione ridotto che quello ossidato erano più bassi, mentre i nitriti/nitrati erano più alti nel gruppo dei pazienti con MCS. Il profilo degli acidi grassi nei pazienti con MCS tendeva verso i saturi e risultavano aumentate le citochine IFNgamma, IL-8, IL-10, MCP-1, PDGFbb e VEGF.
CONCLUSIONI: L’alterato quadro ossido riduttivo e delle citochine suggerisce una inibizione dell’espressione/attività del metabolismo e degli enzimi antiossidanti nei pazienti con MCS. I parametri metabolici che indicano un’accelerata ossidazione dei lipidi, un aumento della produzione di ossido nitrico e una carenza del glutatione insieme ad un aumento delle citochine infiammatorie nel sangue dovrebbero essere considerati come una definizione biologica e diagnostica della MCS

Copyright (c) 2010. Published by Elsevier Inc.

giovedì 8 aprile 2010

Is nutrition research any use without genetics & genomics?

Headlines all over the press today were “5 a day doesn’t prevent cancer”. So after all these years set in stone it’s all been a waste of time? Hard to tell really, the paper in question is all about cancer but as the Walter Willett editorial points out the same study group provided evidence that 5 a day reduces stroke and heart disease by 30%. But maybe that’s not right either, maybe Dr Aragon in Woody Allen’s Sleeper was right (this is from an interesting article about nutritional genomics by the way):

The study: Fruit and Vegetable Intake and Overall Cancer Risk in the European Prospective Investigation Into Cancer and Nutrition (EPIC) by Boffetta et al, published online in the Journal of the National Cancer Institute. It involved almost 500,000 people in a prospective study looking at nutrition and cancer between 1992-2000. Over 30,000 developed cancer but the detailed analysis revealed only a minor F&V protective effect of a few percent, if any at all.

Disappointing to say the least, an EPIC failure on the Cecil B. DeMille scale as far as cancer is concerned. So what about cancer, we assume it is preventable but is it (apart from smoking and sunlight)? Is there just so much endogenously generated DNA damage that we are really at the mercy of our genetics with no environmental components to modify for the majority of cancers? That’s hard to swallow, surely nutrition should modify cancer risk shouldn’t it? The most likely, or rather the more acceptable alternative is that this study is not really helpful either way. “Cancer” and “5 a day” – in between those inverted commas there are a whole host of biochemical processes and an even greater number of nutritional components.

  • What fruit, what veg?
  • Where from, how processed, cooked etc?
  • The subjects were aged between 25-70
  • Self-reported consumption data (which was just a single assessment of past 12 months using a food frequency questionnaire)
  • 10 different countries from Europe, north to south
  • Etc.

Doesn’t make for precise results. An ambitious, extremely expensive study but it’s really a rather blunt tool.

This is such a big problem with nutrition, it’s so hard to design studies with precise hypotheses to be able to pin down what exactly is going on. The most important aspect of any experiment is to control for all the variables – even a simple lab experiment needs about 10 control results per single test result.

Nowadays it seems that then most you can say about nutrition research is that it’s “mostly harmless”. It had its heyday in the first half of the last century – hunting down deficiencies in vitamins and minerals. Pure biochemistry with powerful results. It was important research, one of my biochem lecturers would recount his stories about the research he did on trying to create vitamin E deficiencies in WW2 conscientious objectors – the things they were able to get away with (but they failed to induce vit E deficiency, never found out what it’s for).

Today it’s not so powerful, it’s about optimising nutrition rather than curing malnutrition. A child with rickets is a tragedy, a 65 yr old with colon cancer is a pity. In fact it seems that most nutrition research is justified by the devastating effects of chronic disease on the economy rather than on reducing suffering, especially because there is a certain amount of freewill in lifestyle choice.

Will genetics and –omics help? They will certainly help to improve precision, stratifying those 500,000+ 25-70yr olds into different genetic pots. Perhaps it will also be better to accept that DNA damage is a better endpoint, in many ways, than “cancer”.

There are many studies where the genetics have been crucial in sorting out the associations and here are a few:

Palli et al, carcinogenesis – DNA damage was reduced by high fruit and veg diet but ONLY when the 600 subjects were grouped according to GSTM1+ or GSTM1null genotypes

Lampe et al showed that the effect of cruciferous on GST activity was only seen in GSTM1nulls

Brennan et al in the Lancet reported that a protective effect of cruciferous veg on lung cancer was only seen when stratyfying according to GSTM1 and GSTT1 genotype. A meta-analysis showed more or less the same thing

Cornelis et al in JAMA – coffee consumption had no effect on heart attack risk until the study population until CYP1A2 genotype was accounted for (CYP1A2 metabolises caffeine)

Li et al, in cancer research -  antioxidants had little effect on prostate cancer unless stratified according to SOD2 genotype.

And so on. Nutrigenomics will help by giving us tools to analyse & monitor better the biochemical pathways, to go beyond simple HDL and LDL measurements and to get away from using end points such as cancer, heart attack, stroke, etc.

Here is an optimistic quote – I hope it comes true (very last para of the article):

“What is certain is that nutritional genomics is coming fast. It will arrive piece by piece until it can be assembled into what will likely be the most powerful weapon in the arsenal of preventive medicine, a road map that can help us live longer and healthier lives”

Without genetics & nutrigenomics, epidemiological nutritional research will remain “mostly harmless”. Or to paraphrase a less amusing person maybe it’s like trying to govern the Italians - “not difficult, just a waste of time”

See also reports by American Institute for Cancer Research (AICR) and NHS Choices

lunedì 22 marzo 2010

La Genetica dell'intolleranza al Lattosio

Il lattosio è uno zucchero presente nel latte e ne costituisce circa il 2-8%. E’ un disaccaride costituito da glucosio e galattosio che è digerito, nell’intestino tenue, dall’enzima lattasi (β-D-galactosidasi) e trasformato in zuccheri semplici che possono essere assorbiti. La principale fonte naturale di lattosio è il latte, e la funzione principale del latte è di essere l'unica fonte di alimento per i mammiferi neonati. Nella maggior parte dei mammiferi la produzione dell’enzima lattasi diminuisce con l’età tanto che il latte non è più consumato – questo è il caso nella maggioranza degli uomini di tutto il mondo, ed è la ragione per la condizione nota come “intolleranza al lattosio”. Se il latte o altro prodotto lattiero-casearii continuano ad essere consumati dopo che la produzione dell’enzima è stato ridotto a livelli insufficienti. il lattosio, che non è assorbito, passa nel colon dove è metabolizzato dai batteri con il processo della fermentazione creando gas – una miscela di diossido di carbonio, idrogeno e metano. E’ questa produzione di gas che causa i sintomi addominali dell’intolleranza al lattosio: crampi addominali, gonfiore e flatulenza, e la presenza del lattosio aumenta anche la pressione osmotica del colon.

Certamente non tutte le persone sono incapaci di digerire il lattosio – il consumo di latte e prodotti lattiero-casearii è molto comune in Europa, specialmente nel Nord ed, infatti, gli Europei nordici possono consumare latte senza problemi, essi sono diventati tolleranti al lattosio. Recenti evidenze suggeriscono che circa 7500 anni fà una mutazione è avvenuta nell’Europa centrale in una zona di allevamento da latte e risulta nella produzione continua dell’enzima lattasi anche negli adulti. È probabile che la mutazione (-13910 C -> T nel gene LCT) sia stata selezionata dalla pressione selettiva perché il latte è un’importante fonte di calcio e vitamina D (soprattutto nelle regioni del nord dove il clima è più freddo e meno soleggiato del sud), come pure le proteine, i carboidrati e i cibi ricchi di grassi che sono disponibili tutto l’anno. Nel corso dei millenni, con la migrazione della popolazione, il fenotipo della “persistenza della lattasi” o “tolleranza al lattosio” si è diffuso ampiamente intorno al Nord Europa e più recentemente nel Nord America, Australia e Nuova Zelanda. La maggioranza della popolazione del mondo non porti la versione della persistenza della lattasi e sono omozigoti CC nella posizione -13910 (questa è nella regione regolatrice del gene, solo una copia dell’allele T è richiesta per la tolleranza al lattosio). Si stima che circa il 75% della popolazione del mondo è CC, ma questa percentuale si riduce drammaticamente, intorno al 5%, nel Nord Europa dove il 95% porta una o due copie della variante T (CT o TT). In Europa c’è un gradiente dal Sud al Nord, con la variante CC presente nel 70-80% della popolazione del sud.

Così, l’intolleranza al lattosio è molto comune in Italia, infatti, la maggior parte della popolazione porta il genotipo CC dell’intolleranza o “non persistenza della lattasi”, anche se il consumo dei prodotti lattiero-casearii è comune ed il lattosio è usato come ingrediente in molti altri alimenti non lattiero-casearii. C’è qualche variabilità nei livelli di lattasi che persiste negli individui CC ed i sintomi variano. La produzione dell’enzima inizia a diminuire dopo i 4-8 anni circa, e comunemente è ridotta a livelli di meno del 5% della produzione massima. Alcuni individui continuano a produrre più lattasi di altri e c’è anche l’evidenza che diversi batteri dell’intestino possano aiutare a digerire il lattosio piuttosto che fermentarlo, questo spiega perché alcuni individui possono tollerare di bere uno o due bicchieri di latte, mentre altri manifestano i sintomi con perfino piccole quantità. Ci sono altri fattori che influenzano la severità dei sintomi come la quantità degli alimenti privi di lattosio consumati contemporaneamente, la velocità del riempimento gastrico ed il tempo di transito nell’intestino tenue. Lo sviluppo dei sintomi dipende anche dal modo del consumo – se piccole quantità di lattosio sono consumate durante il giorno, può essere tollerato, ma se è consumato tutto in pochi minuti, dopo la capacità enzimatica sarà sovra-satura.

Il genotipo CC è la causa genetica e primaria dell’intolleranza al lattosio. Ci sono anche cause secondarie che possono provocare il fenomeno perfino ai portatori della variante T. Malattie o trattamenti che influenzano le cellule che producono la lattasi nell’intestino tenue possono ridurre la quantità della lattasi, creando un’intolleranza secondaria al lattosio. Esempi comprendono gastroenteriti, malattia celiaca (se non controllata), malattia di Crohn o chemioterapie. L’intolleranza al lattosio di solito termina quando il danno all’intestino è riparato ma è importante essere capaci di distinguere tra le cause primarie e secondarie perché le condizioni coinvolte nell’intolleranza al lattosio secondaria sono spesso serie e necessitano di essere diagnosticate.

L’intolleranza al lattosio non è una condizione molto seria (infatti, è la condizione normale nella maggior parte della popolazione del mondo), ma può essere molto spiacevole, se non trattata correttamente e causare conseguenze a lungo termine sulla salute. Gli individui intolleranti al lattosio consumeranno meno prodotti lattiero-casearii ed essi hanno pertanto bisogno, per assicurarsi adeguati livelli di calcio e vitamina D, di altre fonti alimentari per evitare le complicazioni a lungo termine dovute alla riduzione della densità minerale ossea e all'insorgere di osteoporosi per esempio. D'altra parte, mentre i sintomi immediati di ingestione di lattosio sono di breve durata, ci sono alcune evidenze che quando il consumo di lattosio è continuo può avere conseguenze a lungo termine. È possibile che la flora intestinale sia trasformata, che sia forse dannosa, e di recente sono emersi legami con il cancro del colon-retto (Raspinera 2005).

Per varie ragioni, pertanto, è utile sapere “lo status del lattosio" di una persona. Vi è la componente genetica - è il paziente geneticamente tollerante o intollerante al lattosio? Se il paziente è geneticamente tollerante, ma ha sintomi di cattiva digestione per il lattosio allora è probabile che vi sia una causa di fondo più grave dell’intolleranza al lattosio stesso. Se il paziente è geneticamente intollerante, quanto lattosio, se è il caso, può egli/ella davvero consumare senza problemi, e qual è il modo migliore di consumarlo? Per avere una valutazione completa dello stato del lattosio di un paziente, è necessario utilizzare le informazioni complementari in base ai risultati di test genetici, il test del respiro all' H2 ed una valutazione dei sintomi. Solo allora sarà possibile lavorare con il paziente per sviluppare un regime nutrizionale che assicuri un adeguato apporto di calcio e vitamina D, evitando conseguenze a breve e a lungo termine del sovra-consumo di lattosio.

Articoli rilevanti:

Mart Kull, Riina Kallikorm, Margus Lember, Impact of molecularly defined hypolactasia, self-perceived milk intolerance and milk consumption on bone mineral density in a population sample in Northern Europe Scandinavian Journal of Gastroenterology 2009 44:4, 415-421

Shrier I, Szilagyi A, Correa JA., Impact of lactose containing foods and the genetics of lactase on diseases: an analytical review of population data., Nutr Cancer. 2008;60(3):292-300.

P. Eadala, et al., Quantifying the 'Hidden' Lactose in Drugs Used for the Treatment of Gastrointestinal Conditions Medscape Cardiology, Posted: 07/01/2009; Alimentary Pharmacology & Therapeutics. 2009;29(6):677-687.